Cute e stress, nemici giurati

Una certa dose di stress può essere considerata fisiologica, perché consente di prepararsi all’azione, adattarsi agli imprevisti, affrontare e scampare i pericoli (eustress). I problemi nascono quando le tensioni, acute e croniche, sono molto intense o persistono a lungo (distress), perché gli stress possono dare origine a disturbi e malattie fisici o psicosomatici.

Dal punto di vista fisiologico, quando si scatena uno stato di stress -e quindi di allerta- prolungato o molto intenso, il nostro organismo deve mantenere elevato il cortisolo e, di conseguenza, rilasciare quantità eccessive dei neurotrasmettitori adrenalina e noradrenalina, che come effetto collaterale indeboliscono il sistema immunitario, rendono più predisposti a contrarre infezioni e altri disturbi, stimolano dinamiche cerebrali che possono innescare vere e proprie malattie psicosomatiche.

I primi indizi dello stress sono rappresentati da stanchezza, irritabilità, vuoti di memoria, ansia, lieve depressione. Se persiste, possono comparire anche cefalea, disturbi gastroenterici, palpitazioni, dermatiti.

Tutto dipende da quale organo il proprio sistema nervoso abbia deciso di prendere di mira e la cute è uno di quelli preferiti. La pelle, infatti, è uno degli organi barriera più grandi e diversificati del corpo umano, composto dall’epidermide, lo strato più esterno che costituisce la prima linea di difesa contro le aggressioni ambientali come i fattori meteorologici (caldo estremo, freddo estremo, umidità), ma anche radiazioni ultraviolette, inquinamento, fumo di tabacco. Allo stesso tempo la pelle viene anche influenzata da fattori di stress interni, per esempio diete squilibrate, variazioni ormonali, carenze di sonno e di riposo, disagi emotivi e psicosociali. Oltre ai fattori endogeni, quelli esterni (esposoma) si riconducono alla totalità delle esposizioni ambientali che ha affrontato un individuo nel corso della sua vita.

Comprendere la patogenesi di una risposta disadattiva allo stress è essenziale per lo sviluppo di strategie terapeutiche volte a migliorare la salute della pelle durante l’esposizione acuta allo stress esposomico. I principali effetti biologici sulla pelle includono, tra gli altri, alterazione della barriera cutanea, infiammazione subclinica, infiammazione franca, immunosoppressione, danni al Dna, melanogenesi, alterazione della produzione di sebo e sudore. Le principali conseguenze cliniche includono secchezza o untuosità cutanea, opacità, eritema, sensibilità della pelle e del cuoio capelluto, prurito, sudorazione, riacutizzazioni di patologie infiammatorie cutanee, sovrainfezioni, come riattivazioni virali, iperpigmentazione, caduta dei capelli.

Gli effetti sulla pelle

Lo stress acuto, che tipicamente dura da alcuni minuti ad alcune ore o giorni, provoca una risposta transitoria, ma impattante da parte delle principali funzioni cutanee, finalizzata alla protezione e/o alla rapida eliminazione del disturbo e al ritorno, poi, all’equilibrio.

La barriera fisica epidermica è la principale difesa meccanica contro i fattori estrinseci, tra cui le sostanze tossiche, gli allergeni e i microbi, ed è anche responsabile del mantenimento dell’idratazione dello strato corneo, prevenendo la perdita incontrollata di acqua transepidermica (Tewl). Il primo passo nella risposta riparativa è la rapida secrezione (entro pochi minuti) del contenuto dei corpi lamellari dalle cellule dello strato granuloso dell’epidermide (ceramidi, colesterolo, acidi grassi, enzimi), una maggiore proliferazione delle cellule epidermiche, la lipogenesi e un’aumentata espressione delle molecole di adesione (proteine chiave contenute nei desmosomi e negli emidesmosomi).

La pigmentazione cutanea indotta dai raggi ultravioletti protegge le cellule epidermiche dello strato basale dai danni al Dna indotti dai raggi Uv. La radiazione solare acuta, però, non solo stimola la pigmentazione, ma induce danni al Dna, promuovendo lo stress ossidativo, l’infiammazione (per esempio, scottature solari, fotosensibilità, fotoallergia, riacutizzazioni di fotodermatosi), la riduzione dell’immunità nei confronti degli agenti microbici, l’alterazione della funzione barriera e del microbioma. I meccanismi di difesa cutanei che mirano al controllo dei danni si avvalgono anche di difese biochimiche, includendo la risposta antiossidante e la riparazione del Dna. Un aumento delle specie reattive dell’ossigeno (Ros) può indurre l’espressione delle metalloproteinasi della matrice e promuovere la degradazione del collagene, che risente beneficamente degli antiossidanti.

Il microbiota cutaneo svolge un ruolo fondamentale nella maturazione e nella regolazione omeostatica dei cheratinociti e delle reti immunitarie dell’ospite. Le strutture difensive della pelle, in particolare la matrice extracellulare, il derma e il tessuto sottocutaneo, densamente innervati e vascolarizzati, e gli annessi cutanei (follicoli piliferi, ghiandole sebacee, ghiandole sudoripare) forniscono la seconda linea di difesa da danni esterni e interni.

Le ghiandole sebacee e sudoripare eccrine secernono quantità maggiori di sebo e sudore in risposta allo stress acuto, rendendo la pelle umida, fredda e scivolosa.

Anche gli inquinanti atmosferici inducono stress ossidativo cutaneo e possono danneggiare l’integrità della barriera cutanea alterando la Tewl, la segnalazione infiammatoria, il pH dello strato corneo e il microbioma cutaneo. Tra di essi l’ozono è uno dei più tossici a causa della sua struttura instabile ed è in grado di avviare reazioni ossidative e attivare la risposta infiammatoria, portando all’insorgenza di diverse patologie cutanee (dermatite atopica, secchezza, prurito, comedoni e acne infiammatoria).

I raggi Uv possono agire sinergicamente con il particolato, causando una risposta acuta della pelle con aumento della perossidazione tissutale e riduzione dell’α-tocoferolo cutaneo, causando uno stress ossidativo additivo nello strato corneo. Ozono, Pm e radiazioni Uv aumentano sinergicamente lo stress ossidativo e i cambiamenti dell’ossi-infiammazione a livello cutaneo umano. La presenza di aria secca può far migliorare notevolmente la struttura e la funzione dell’epidermide e le temperature più basse portano a una diminuzione dell’idratazione cutanea e della Tewl. Il clima freddo e secco sembra aumentare, poi, la prevalenza e il rischio di riacutizzazioni nei pazienti con dermatite atopica.

Le patologie legate allo stress

Quali sono le patologie a carico della cute e degli annessi cutanei innescate o peggiorate in caso di stress acuto? Comparsa o aumento di caduta dei capelli in modo generalizzato (telogen effluvium) dovuto alla produzione di radicali liberi, con stress ossidativo su tutto il capello, dal follicolo pilifero al fusto, anticipando il telogen (fase di riposo del capello). La caduta di capelli legata a stress acuto può essere determinata anche da particolari eventi, come un lutto o un dispiacere affettivo intenso.

Mangiarsi le unghie (onicofagia) è un vero e proprio disturbo compulsivo che peggiora sensibilmente in caso di stress o ansia, poiché, per chi ne soffre, rappresenta uno sfogo che dà sollievo alle tensioni. E lo stesso vale per l’abitudine a strapparsi i capelli (tricotillomania).

L’acne tardiva, tipica delle donne in carriera, è, poi, una dermatosi che compare spesso sotto stress a causa della secrezione aumentata di cortisolo che la favorisce, dovuta a una risposta aumentata delle ghiandole sebacee. Anche l’Herpes simplex labialee genitale spesso compare a causa dello stress fisico (stanchezza, malattie, esposizione solare, freddo, ciclo ovulatorio: l’esposizione al sole, in particolare, abbassa le difese immunitarie e favorisce la riattivazione del virus, che una volta contratto staziona silente nei gangli nervosi fino a quando un evento scatenante non lo stimoli a ricomparire. Anche nel caso dell’herpes zoster (virus varicella-zoster) lo stress può giocare come fattore riattivante del virus della varicella, contratta in precedenza, silente nei gangli nervosi.

Anche iperidrosi (eccessiva sudorazione) e bromoidrosi (sudorazione maleodorante) possono essere scatenate dallo stress, poiché dalla corteccia cerebrale, che governa le emozioni, parte uno stimolo nervoso che va ad attivare le ghiandole sudoripare. Le malattie autoimmuni, poi, come alopecia areata e vitiligine, possono essere scatenate da stress acuto con alterazioni delle risposte innate e adattative e aumento dello stress ossidativo. Il disagio emotivo acuto potrebbe portare a livelli aumentati di glucocorticoidi e androgeni, inducendo una maggiore produzione di sebo nell’acne: l’aumento delle citochine proinfiammatorie e dei lipidi dovuto allo stress contribuiscono dunque all’aggravamento di questa patologia cutanea.

Lo stress psicosociale acuto, la privazione del sonno e i fattori nutrizionali hanno tutti un effetto sull’integrità della barriera epidermica, sulla risposta immunitaria dell’ospite e sui fattori neurogeni, che possono causare un peggioramento della dermatite seborroica. Nella psoriasi, lo stress promuove un’infiammazione acuta, guidata dal Tnf-α e dall’iperplasia epiteliale. Gli adulti con dermatite atopica mostrano una ridotta reattività dell’ipotalamo-ipofisi-surrene allo stress acuto, ma un’iperreattività del sistema nervoso autonomo ed è stata osservata un’associazione tra l’insorgenza o la riacutizzazione delle lesioni della dermatite atopica e lo stress psicosociale.
Infine, alcuni alimenti e abitudini dietetiche possono innescare cambiamenti acuti che portano a effetti cutanei visibili. Per esempio, il consumo di alcol, bevande calde, cibi piccanti, capsaicina, attivano i canali ionici di membrana, contribuendo indirettamente all’eritema facciale e alla rosacea, anche se le lesioni cliniche non saranno necessariamente visibili in modo acuto.

Servono più ricerca e informazione

Le misure di prevenzione globale includono: evitare le scottature solari mediante un’adeguata protezione solare, per esempio utilizzando un trattamento fotoprotettivo, evitando l’esposizione al sole e indossando indumenti protettivi; aiuta molto anche adottare uno stile di vita sano, per esempio dormendo bene, seguendo una dieta equilibrata, acquisendo capacità di gestione dello stress e ricorrendo a interventi che favoriscano la ripresa dei rapporti affettivi e sociali. Infine, è importante rafforzare la barriera fisica della pelle e le difese contro i fattori espositivi con antiossidanti, prodotti antinquinamento, probiotici, idratanti, acidi grassi insaturi.

Lo stress cutaneo indotto da esposizioni acute induce risposte volte a proteggere l’organismo e a ristabilire l’omeostasi. Nella pelle adulta qualsiasi effetto dello stress acuto dovrebbe essere contestualizzato rispetto a quello delle esposizioni croniche, soprattutto nel caso di malattie croniche, nonché ricondotto al genoma dell’individuo.

Ulteriori ricerche sono necessarie per chiarire gli effetti individuali di molteplici fattori di stress: solo così potremmo raggiungere una maggiore comprensione delle manifestazioni cliniche delle malattie cutanee in momenti diversi della nostra vita, ormai inevitabilmente sottoposta allo stress.

(di Alessandra M. Cantù e Corinna Rigoni, dermatologhe – Milano, Panorama Cosmetico N. 2/2026, ©riproduzione riservata)

 

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