In gravidanza il rapporto con il sole cambia. Le oscillazioni ormonali possono favorire la comparsa o l’accentuazione del melasma, la tipica iperpigmentazione simmetrica che interessa soprattutto zigomi, fronte, labbro superiore e mento. In questo contesto la fotoprotezione non rappresenta un semplice gesto cosmetico stagionale, ma una componente essenziale della prevenzione quotidiana.
La domanda che arriva più spesso al banco della farmacia, però, non riguarda soltanto il fattore di protezione: quali filtri solari sono sicuri durante la gravidanza? I filtri autorizzati nei cosmetici commercializzati nell’Unione europea sono regolati dall’Allegato VI del Regolamento cosmetici 1223/2009 e devono essere utilizzati entro precise concentrazioni e condizioni d’impiego. La valutazione considera esposizione cutanea, assorbimento, tossicità sistemica e margine di sicurezza, ma la gravidanza, tuttavia, è raramente studiata attraverso trial clinici specifici, di conseguenza, molte raccomandazioni adottano un approccio prudenziale.
Filtri minerali e filtri organici: una distinzione da spiegare bene
I filtri solari vengono comunemente distinti in filtri minerali o inorganici, principalmente Zinc Oxide e Titanium Dioxide e filtri organici, molecole capaci di assorbire selettivamente differenti porzioni della radiazione ultravioletta.
La vecchia contrapposizione tra filtri “fisici”, che rifletterebbero completamente la luce, e filtri “chimici”, che la assorbirebbero, è troppo semplicistica. Anche gli ossidi minerali proteggono in larga parte attraverso fenomeni di assorbimento della radiazione, oltre che di diffusione.
Nella consulenza alla donna in gravidanza, le formulazioni a prevalenza minerale sono frequentemente indicate come prima scelta prudenziale. Applicati sulla cute integra, Zinc Oxide e Titanium Dioxide presentano una penetrazione cutanea molto limitata e offrono una protezione efficace, soprattutto quando sono combinati in formule ben bilanciate.
Lo Zinc Oxide possiede una copertura particolarmente ampia nello spettro Uva e Uvb. Il Titanium Dioxide è molto efficace contro gli Uvb e parte degli Uva, ma viene solitamente associato ad altri filtri per raggiungere una protezione Uva completa. Il vantaggio non è soltanto tossicologico: le formule minerali, se prive di profumi e di eccipienti irritanti, possono risultare adatte anche alla pelle diventata più sensibile o reattiva durante la gravidanza. Una recente revisione specificamente dedicata alla fotoprotezione in gravidanza propone proprio i filtri minerali come opzione preferenziale, pur riconoscendo che l’accettabilità cosmetica e l’aderenza d’uso restano decisive.
Nanoparticelle: non confondere applicazione cutanea e inalazione
Per ridurre la patina bianca, Zinc Oxide e Titanium Dioxide possono essere utilizzati anche in forma nano. Nell’Unione europea i nanomateriali cosmetici sono soggetti a valutazioni e obblighi specifici, compresa l’indicazione “nano” nell’elenco Inci.
Le valutazioni europee disponibili non indicano un rischio significativo quando il Titanium Dioxide nano autorizzato viene applicato sulla pelle integra nelle condizioni previste. Il punto critico riguarda piuttosto le formulazioni che possono essere inalate. Per prudenza, soprattutto durante la gravidanza, è, quindi, preferibile scegliere creme, fluidi, stick o emulsioni, evitando di nebulizzare spray o polveri contenenti particelle minerali direttamente vicino al viso.
Vale la pena di ricordare che il numero Spf descrive principalmente la protezione nei confronti dell’eritema provocato dagli Uvb. Per prevenire il peggioramento del melasma è indispensabile controllare anche la componente Uva. Sul packaging è utile cercare il logo Uva cerchiato, che secondo la raccomandazione europea indica una protezione Uva pari ad almeno un terzo dell’Spf dichiarato. Per il viso di una donna predisposta alle discromie, una scelta pratica è un prodotto Spf 50 o 50+, ad ampio spettro e utilizzabile quotidianamente.
Nel melasma, però, entra in gioco anche la luce visibile, soprattutto nelle carnagioni intermedie e scure. Le protezioni colorate contenenti pigmenti possono attenuarne l’impatto più efficacemente rispetto a un solare trasparente che protegge soltanto dagli ultravioletti. Studi clinici e revisioni dermatologiche indicano, infatti, che le formulazioni pigmentate possono offrire un vantaggio nel controllo delle iperpigmentazioni. Non si tratta, quindi, di un semplice effetto makeup: nel contesto del melasma il colore può diventare parte funzionale della strategia fotoprotettiva.
La quantità conta quanto la formula
Anche il prodotto meglio formulato fallisce quando viene applicato in quantità insufficiente. Per viso, orecchie e collo può essere utile suggerire la cosiddetta regola delle due dita: due linee di prodotto distribuite lungo indice e medio, adattando la quantità alla consistenza e all’area effettivamente trattata.
L’applicazione va effettuata in modo uniforme e rinnovata dopo bagno o sudorazione intensa, dopo essersi asciugati, durante esposizioni prolungate, quando il prodotto viene rimosso per sfregamento. La fotoprotezione deve essere,p poi, integrata con ombra, cappello a tesa larga, occhiali e abbigliamento adeguato. Nessun cosmetico solare offre una protezione totale, neppure quando riporta Spf 50+.
E la vitamina D?
Il timore che il solare provochi inevitabilmente una carenza di vitamina D non giustifica l’esposizione solare non protetta, in particolare durante la gravidanza. Lo stato vitaminico dipende, infatti, da numerosi fattori e, quando necessario, deve essere valutato attraverso il percorso medico e ostetrico. Non esistono indicazioni condivise che invitino le gestanti a esporsi deliberatamente agli Uv senza protezione per correggere un’eventuale carenza.
