L’abbronzatura non è altro che una risposta protettiva della pelle all’esposizione ai raggi ultravioletti (Uv). Quando Uva e Uvb raggiungono l’epidermide, stimolano i melanociti a produrre melanina, il pigmento responsabile della colorazione cutanea. La melanina viene trasferita ai cheratinociti e si dispone sopra il nucleo cellulare, formando una sorta di “ombrello” protettivo che aiuta a limitare i danni al Dna causati dalle radiazioni solari.
Gli Uva determinano soprattutto un’immediata ossidazione della melanina già presente, generando una pigmentazione rapida ma temporanea. Gli Uvb, invece, inducono la sintesi di nuova melanina e sono responsabili dell’abbronzatura più intensa e duratura che compare dopo alcuni giorni dall’esposizione.
Perché l’abbronzatura va via?
La scomparsa dell’abbronzatura è una conseguenza naturale del turnover epidermico. I cheratinociti contenenti melanina non rimangono infatti permanentemente nella pelle: vengono progressivamente spinti verso gli strati più superficiali dell’epidermide fino a essere eliminati con la desquamazione fisiologica.
In pratica, mentre nuove cellule epidermiche vengono prodotte nello strato basale, quelle più vecchie e pigmentate migrano verso la superficie e vengono eliminate. Con esse viene eliminata anche la melanina accumulata durante l’estate. Quando l’esposizione ai raggi UV diminuisce e i melanociti smettono di produrre elevate quantità di nuovo pigmento, il colore della pelle torna gradualmente al livello basale.
Negli adulti il turnover epidermico richiede mediamente circa 28-40 giorni, anche se può variare in funzione dell’età, dell’area anatomica e delle caratteristiche individuali.
Da cosa dipende la velocità con cui svanisce?
La durata dell’abbronzatura non è uguale per tutti. Diversi fattori possono influenzarne la persistenza: velocità del turnover epidermico, età del soggetto, intensità dell’abbronzatura raggiunta, livello di idratazione cutanea, esposizione solare residua nelle settimane successive alle vacanze.
Una pelle secca tende spesso a desquamare più rapidamente, mentre una corretta idratazione può contribuire a mantenere un aspetto uniforme dell’abbronzatura per un periodo più lungo.
Esistono differenze tra i fototipi?
Il fototipo può influenzare sia la qualità sia la durata dell’abbronzatura.
I fototipi chiari (I e II) producono quantità inferiori di melanina e una quota maggiore di feomelanina, il pigmento più associato a capelli biondi o rossi e a una maggiore suscettibilità alle scottature. In questi soggetti l’abbronzatura tende a essere meno intensa e generalmente meno duratura.
I fototipi intermedi (III e IV) sviluppano più facilmente un’abbronzatura visibile e persistente grazie a una maggiore capacità di sintesi melaninica.
Nei fototipi più scuri (V e VI), caratterizzati da una maggiore quantità di eumelanina e da melanosomi più grandi e persistenti, la pigmentazione acquisita tende a risultare più intensa e a svanire più lentamente. Questo non significa però che il turnover cellulare sia diverso, bensì che la quantità di pigmento presente è maggiore e il contrasto cromatico rispetto al colore basale della pelle è meno evidente.
E la farmacia?
È importante ricordare al consumatore che non esistono prodotti in grado di “bloccare” la perdita dell’abbronzatura. Tuttavia, una skincare orientata al mantenimento della barriera cutanea, con detergenti delicati e formulazioni idratanti, può contribuire a preservare più a lungo un incarnato uniforme e luminoso. Allo stesso tempo, la fotoprotezione quotidiana resta indispensabile anche dopo l’estate per prevenire fotoaging e danni cumulativi da UV.
In sintesi, l’abbronzatura scompare perché la pelle si rinnova continuamente: con la desquamazione vengono eliminate le cellule che contengono la melanina accumulata durante l’esposizione solare. I fototipi più scuri tendono a mantenere il colore più a lungo grazie a una maggiore dotazione pigmentaria, mentre quelli chiari vedono generalmente svanire l’abbronzatura in tempi più rapidi.
