Skincare e makeup per il benessere mentale

La distinzione tra mente e corpo è ormai superata: anche la connessione tra cervello e pelle mostra quanto le dimensioni psicologica e fisica siano integrate. In un contesto in cui il consumo di psicofarmaci in Italia è in crescita, il farmacista è chiamato a un’attenzione particolare nella presa in carico del paziente. Diventa, quindi, essenziale un approccio globale che unisca terapia farmacologica, interventi dermatologici o cosmetologici e strumenti psicologici mirati al benessere complessivo della persona

La Pnei (Psico-neuro-endocrino-immunologia) dimostra che non esiste una separazione netta tra “psicologico” e “fisico”: sono due dimensioni dello stesso sistema e ciò vale anche per la connessione tra il cervello e la pelle.

Negli ultimi anni si è affermata una nuova visione che unisce la dermatologia, la cosmetologia e la psicologia. La presa in carico del cliente/paziente che presenta una ricetta con la prescrizione di psicofarmaci, richiede particolare attenzione da parte del farmacista. In Italia, pur restando a livelli più bassi di altri paesi, il trend in crescita del consumo di psicofarmaci solleva questioni importanti sulla salute mentale nella popolazione. È importante considerare la persona nella sua globalità, integrando la cura farmacologica, il trattamento dermatologico/cosmetologico, se necessario, e strumenti psicologici (psicoterapia, tecniche di rilassamento, mindfulness). L’obiettivo è rompere il circolo vizioso tra sofferenza psichica e disturbo cutaneo, favorendo un equilibrio che coinvolga sia la pelle, sia il mondo interiore.

La relazione d’aiuto da parte del farmacista si può concretizzare integrando la dispensazione degli psicofarmaci con un consiglio dermocosmetico mirato, perché molti di questi farmaci hanno effetti cutanei prevedibili, ma soprattutto skincare e makeup aiutano le persone a sentirsi più sicure ed attraenti, migliorando la percezione di sé e, di conseguenza, il loro benessere generale.

Psicofarmaci e farmaci dermatologici crescono paralleli

Una sintesi precisa e aggiornata dell’andamento delle vendite/prescrizioni/utilizzo di psicofarmaci in Italia (Rapporto OsMed 2024 dell’Agenzia italiana del farmaco) mostra che il trend continua a crescere, con previsioni di aumento del valore di mercato nei prossimi anni (la crescita annuale composta stimata tende al 3% fino al 2030). Anche per quanto riguarda i farmaci dermatologici (Rapporto OsMed 2023 dell’Aifa) è stato registrato il più alto incremento in termini di crescita media annua (Cagr) tra le principali classi terapeutiche nel triennio 2020-2023, con un +46,8% in Italia. Questo indica che, rispetto ad altri segmenti terapeutici, la domanda e l’uso di dermatologici sono cresciuti molto più rapidamente.

La correlazione tra incremento delle vendite di psicofarmaci e farmaci dermatologici è un tema complesso che può essere analizzato su più livelli: epidemiologico, psicodermatologico, socioeconomico e farmacologico. Sappiamo, però, che esiste una relazione bidirezionale ben documentata tra disturbi psichiatrici e patologie dermatologiche. Stress cronico, ansia e depressione attivano l’asse Hpa (ipotalamo-ipofisi-surrene), aumentano cortisolo e mediatori infiammatori, alterano la barriera cutanea e la risposta immunitaria. Le patologie frequentemente associate sono acne, dermatite atopica, psoriasi, orticaria cronica, alopecia areata. Il processo è anche inverso: le patologie cutanee visibili compromettono l’immagine corporea, aumentano lo stigma sociale, favoriscono l’isolamento, aumentano il rischio di depressione e ansia. Va da sé, dunque, che un aumento delle vendite di farmaci dermatologici si accompagni a un incremento del consumo di psicofarmaci e viceversa.

Il parere dell’esperto

Dottor Gamba, ansia, depressione o semplicemente stress cronico sono i disagi psicologici più comuni e frequenti, come possiamo distinguerli? Qual è l’atteggiamento giusto che il farmacista deve tenere quando interagisce con un cliente/paziente che presenta ricette con la prescrizione di psicofarmaci? Che cosa occorre dire?

Ansia, depressione e stress cronico non sono etichette “da banco”, ma modi diversi con cui un sistema nervoso in sofferenza chiede regolazione. In modo molto pratico: lo stress cronico spesso si riconosce perché la persona “tira avanti”, ma è in modalità allerta (insonnia, tensione, irritabilità, somatizzazioni, pelle più reattiva). L’ansia tende ad avere una qualità di urgenza e anticipazione (preoccupazione costante, tachicardia, fiato corto, ipervigilanza, bisogno di controllo). La depressione più spesso porta un abbassamento globale: energia, iniziativa, cura di sé, speranza (ritiro, anedonia, rallentamento, trascuratezza dell’aspetto). Nella realtà possono coesistere: per questo la domanda non è “che diagnosi è?”, ma “di cosa hai bisogno oggi per sentirti un po’ più sostenuto?”.

Il farmacista non deve fare psicoterapia, né indagare oltre il necessario. L’atteggiamento più utile è una presenza sobria, non giudicante, rispettosa: tono calmo, poche parole, domande aperte e brevi (“Come sta andando con questo farmaco?” “Ha notato cambiamenti nel sonno o nella pelle?”). Conviene intervenire solo entro confini chiari: informare sugli effetti cutanei prevedibili, normalizzare senza minimizzare (“Può succedere, è gestibile”), proporre una routine semplice di cura della pelle, offrire un campione, programmare un check-up cutaneo.

E, soprattutto, riconoscere quando è il caso di inviare. Se emergono confusione marcata, agitazione intensa, pianto inconsolabile, isolamento estremo, abuso di sostanze o frasi di disperazione (“Non ce la faccio più”), la priorità è incoraggiare un contatto con medico curante/psicoterapeuta/psichiatra/servizi territoriali. Il messaggio chiave è: “Non sei solo. Se serve ci sono professionisti che ti possono accompagnare.”

Counseling nella proposta di un dermocosmetico abbinato a una ricetta di psicofarmaci

Il farmacista competente e professionale ha da tempo instaurato una relazione empatica con i suoi clienti/pazienti e facilmente individua situazioni di disagio che portano le persone a non avere più cura di sé e della propria pelle. Nel breve intervallo di tempo in cui spedisce la ricetta, può intervenire, proponendo un prodotto di trattamento viso (anche soltanto lasciando un campione), prenotando un check-up cutaneo e dello stile di vita oppure un appuntamento con il makeup artist della farmacia. Queste attenzioni comunicano vicinanza alle persone e vengono molto apprezzate da chi si sente giù, favorendo la fidelizzazione.

Occorre spiegare al cliente/paziente che le manifestazioni cutanee conseguenti all’assunzione di psicofarmaci sono effetti collaterali noti e gestibili. Gli effetti cutanei più comuni quando si assumono psicofarmaci sono: secchezza cutanea, cute spenta/sensibile, sudorazione aumentata e prurito, acne farmacologica (antipsicotici e litio). La prevenzione e la correzione prevedono la skincare contestualmente alla prima dispensazione. La routine deve essere semplice: pochi prodotti, ad alta tollerabilità e, soprattutto, costanza nell’applicazione. Il monitoraggio deve essere continuo, bisogna invitare il cliente/paziente a riferire i cambiamenti (rash, prurito persistente, fotosensibilità marcata).

La skincare consigliata comprende prodotti di marche dermatologiche, evitando eccesso di attivi esfolianti. Il camouflage, invece, aiuta a correggere occhiaie e segni di stanchezza e un semplice fard permette di ravvivare un viso triste e spento. Alcuni psicofarmaci aumentano anche la fotosensibilità, occorre, quindi, consigliare prodotti di trattamento e solari con Spf 30-50+ per un uso quotidiano.

La vendita abbinata psicofarmaco + dermocosmetico

Come proporre al banco:
“Questo farmaco può rendere la pelle un po’ più secca/sensibile. Per prevenire fastidi, le consiglio di abbinarlo a una crema idratante delicata e a una protezione solare quotidiana. Le faccio provare un campione di questa crema appena uscita.”
“Mi racconti… e intanto venga, le faccio provare un fard stupendo che dona luminosità e freschezza al viso”. In questo modo informale si crea complicità e relazione d’aiuto.

In conclusione, nel programma dei protocolli di consiglio di cross selling farmaco+dermocosmetico, si inserisce perfettamente l’abbinamento della dermocosmesi con gli psicofarmaci, occorre soltanto crederci e impegnarsi sempre, con l’obiettivo di venire incontro alle persone in difficoltà.

(di Gabriella Daporto, farmacista cosmetologa trainer. Panorama Cosmetico N. 2/2026, ©riproduzione riservata)
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