Cute e problematiche delle vacanze estive

La fotoprotezione è una strategia fondamentale di prevenzione per ridurre gli effetti dannosi delle radiazioni ultraviolette e della luce visibile. Inoltre, con particolare attenzione alle creme solari, si presenta in diverse formulazioni e gradi di potenza in base a molteplici fattori (età, fototipo, regione corporea, dermatiti e dermatosi associate e via dicendo).

Ci sono stati importanti progressi nella ricerca fotobiologica sui meccanismi con cui le diverse lunghezze d’onda dello spettro elettromagnetico solare interagiscono con la pelle, causando danni cellulari ed effetti avversi cronici, come fotodermatosi, fotoinvecchiamento e fotocancerogenesi. Tali studi hanno permesso di individuare delle fotoprotezioni ad hoc, includendo il corretto comportamento al sole, come il ricercare l’ombra quando si è all’aperto, l’uso di vestiario e cappelli protettivi antiUv, di occhiali da sole, creme solari topiche e fotoprotezione sistemica orale.

Le creme solari possono contenere diversi tipi di filtri, nonché ingredienti attivi non filtranti, ma che possono potenziarne le proprietà fotoprotettive. Regimi di fotoprotezione personalizzati sono divenuti ormai essenziali per migliorare l’aderenza al trattamento e i risultati clinici. Il primo passo per ottimizzare la fotoprotezione medica personalizzata è valutare il profilo del paziente, che comprende non soltanto le condizioni della pelle, ma anche l’identificazione dei fattori di rischio o delle possibili predisposizioni verso patologie sensibili alla luce. Sebbene il fototipo cutaneo sia forse il fattore più importante nel determinare la risposta alle radiazioni solari, ci sono numerose circostanze personali, come stile di vita, lavoro, sport, hobby outdoor, fattori ambientali (clima e inquinamento) e condizioni dermatologiche concomitanti, come dermatiti infiammatorie, dermatosi autoimmuni, squilibri ormonali o l’uso di farmaci fotosensibilizzanti, che possono necessitare di una particolare attenzione alle radiazioni elettromagnetiche.

Anche se si assiste a un crescente interesse per la fotoprotezione “su misura” -che si concentra su particolari principi attivi o raccomandazioni per pazienti con determinate malattie della pelle come il melasma, l’iperpigmentazione postinfiammatoria, il fotoinvecchiamento, le fotodermatosi (eruzione polimorfa da luce, orticaria solare), i carcinomi cheratinocitari, tra cui cheratosi attiniche, carcinoma basocellulare, carcinoma squamocellulare e il melanoma-tuttavia non esistono linee guida ufficiali e complete per la fotoprotezione personalizzata a disposizione dei medici. Un crescente sviluppo delle conoscenze scientifiche ha permesso innovazioni importanti nella fotoprotezione con l’ampliamento della forma tradizionalmente offerta dai soli filtri e schermi, fornendo una copertura Uvb-Uva-Vl aggiuntiva e principi attivi antiossidanti, riparatori del Dna e immunomodulanti che agiscono su diversi percorsi biologici. Le raccomandazioni si concentrano principalmente sull’importanza di: estendere la protezione Uva-Uvb ad ampio spettro per includere la luce visibile in specifici gruppi di pazienti; potenziare la protezione dei filtri con antiossidanti, riparatori del Dna e ingredienti attivi immunomodulanti. Inoltre, è nata la necessità di includere la fotoprotezione orale nei regimi di protezione solare dei pazienti affetti da determinate patologie, come le fotodermatosi (incluse le malattie fotoaggravate) e l’iperpigmentazione, in pazienti esposti al sole per tempi prolungati (per sport o lavoro), in seguito a trattamenti chirurgici, fototerapici, laser, peeling e altri trattamenti di dermatologia estetica.

Proteggersi da tutti i raggi dannosi

I danni causati dalle radiazioni Uv includono la produzione durante l’esposizione solare -e persino ore dopo l’esposizione- di specifiche lesioni del Dna che rappresentano il principale danno molecolare all’origine della fotocarcinogenesi, ovvero la formazione di tumori cutanei come il melanoma e i carcinomi basocellulari e spinocellulari. Nelle iperpigmentazioni bisogna tener conto dei raggi ultravioletti, dei raggi infrarossi e della luce visibile, detta Hev (High energy visible light, luce visibile ad alta energia 380-500 nm), che comprende anche quella blu. Affinché sia efficace la protezione, è consigliabile utilizzare filtri chimici + filtri fisici (biossido di titanio, ossido di zinco, ossidi di ferro) + antiossidanti, per contrastare ulteriormente i radicali liberi prodotti dagli infrarossi. Inoltre, si possono associare molecole ad azione depigmentante come exilresorcinolo, acido salicilico, niacinamide e altre.

Per i pazienti che lavorano con tecnologie a luce blu sono necessarie creme solari che contengano principi attivi per la protezione da tale radiazione. Gli studi riportano che essa agisce attraverso la degradazione delle proteine ​​strutturali e la generazione di radicali liberi. L’ossido nitrico e le specie reattive dell’ossigeno sono le due molecole principali che mediano la risposta cellulare alla luce blu, tuttavia, il processo specifico attraverso il quale ciò avviene non è ancora stato completamente chiarito. Visti tali impatti biologici, è necessario, dunque, sviluppare strategie anche contro la luce visibile e individuare possibili metodi di fotoprotezione.

Soggetti che richiedono attenzioni particolari

Nei pazienti con fototipi cutanei più scuri, è stato dimostrato che la luce visibile possa contribuire all’iperpigmentazione e quindi anche per loro è importante una protezione specifica verso di essa. Nelle donne in gravidanza, poi, è necessario prestare attenzione quando si raccomandano agenti fotoprotettivi che possono essere assorbiti a livello sistemico attraverso la pelle, come, per esempio, i perturbatori endocrini. Anche se non vi sono prove che i filtri autorizzati possano avere effetti nocivi sugli esseri umani, concentrazioni significative di alcuni di essi sono state rilevate nel siero dopo un’intensa applicazione topica in donne e uomini. Il significato clinico di tale disponibilità sistemica rimane sconosciuto e potrebbe potenzialmente costituire un problema di sicurezza, giustificando la necessità di ulteriori studi tossicologici.

Quando ci si trova di fronte un paziente con pelle acneica, va saputo che la fisiopatologia dell’acne include una complessa interazione tra mediatori infiammatori, seborrea, alterazione della cheratinizzazione e colonizzazione follicolare da parte del Cutibacterium acnes.

Fattori ambientali come le radiazioni solari, l’inquinamento atmosferico, il consumo di tabacco, lo stress psicologico, diversi microrganismi e l’alimentazione possono scatenare o peggiorare l’acne, mentre le radiazioni solari possono migliorare temporaneamente le lesioni.

Nell’acne si possono avere effetti benefici antimicrobici (luce blu – 415nm) e antiflogistici (luce rossa 633nm) attraverso la fototerapia combinata. Inoltre, si può praticare la terapia fotodinamica, attraverso l’applicazione di topici fotosensibilizzanti + esposizione successiva al sole oppure a fonti di luce led o laser. Una fotoprotezione efficace per la pelle acneica dovrebbe prevedere la protezione dai raggi ultravioletti, per contrastare le iperpigmentazioni e la flogosi, senza occuparsi della luce visibile, se non nei pazienti con fototipo cutaneo III o superiore. Le formulazioni devono avere una texture leggera, contenere in associazione molecole opacizzanti, seboregolatrici, idratanti (azeloglicina, acido ialuronico, betaina) ed essere prive di agenti comedogenici. Utili anche i solari colorati, quali camouflage.

Ci sono, tuttavia, patologie cutanee in cui i raggi solari possono essere benefici se controllati. Infatti uno dei trattamenti fisici dermatologici è rappresentato dalla fototerapia con lunghezze d’onda terapeutiche (Uvb a banda stretta, Uva1 e simili). Per esempio, nella psoriasi, nella vitiligine e nella dermatite atopica è possibile sfruttare l’esposizione ai raggi ultravioletti naturali, la cosiddetta elioterapia, selezionando le lunghezze d’onda benefiche e schermando e/o filtrando quelle nocive.

Nella psoriasi, per avere un effetto terapeutico, l’esposizione solare deve essere prolungata, con rischio di sviluppare in seguito tumori cutanei e fotoinvecchiamento, pertanto è necessario poter selezionare le lunghezze d’onda più efficaci (Uvb a banda stretta) e meno invasive. Le placche psoriasiche, poi, possono essere esposte più a lungo al sole rispetto alla cute che non le presenta, grazie alla loro capacità di fotoadattamento. In tale prospettiva è possibile lasciar passare una parte maggiore dei raggi Uvb con lunghezza d’onda 311 nm, ma con un forte potere filtrante nei confronti dei raggi solari di lunghezza d’onda diversa (Uva e Uvb, che provocano eritema) e, perciò, può essere efficace, soltanto per le chiazze psoriasiche, una protezione solare con Spf10 Uva Pf15. Per le aree cosiddette “sane”, cioè senza lesioni cliniche, invece, è doveroso utilizzare il protettore solare adatto al proprio fototipo, secondo orario e latitudine.

Nella vitiligine sappiamo che l’esposizione a determinate lunghezze d’onda stimola la melanogenesi, pertanto si consiglia di applicare sulle macchie acromiche una filtrazione moderata degli Uvb (Spf15) e una elevata degli Uva, consigliando sempre un’esposizione solare quotidiana di max 1-2 ore, evitando le ore centrali del giorno. Sul resto della cute senza macchie sarà necessario, come nella psoriasi, il protettore solare adatto al proprio fototipo, secondo orario e latitudine.

Esistono prove scientifiche sull’inquinamento come fattore di rischio dell’invecchiamento estrinseco (rughe e lentiggini) e nelle grandi città con elevati indici di inquinamento la fotoprotezione quotidiana con protezione dimostrata contro gli inquinanti è importante per prevenire danni alla pelle e iperpigmentazione.

Numerose pubblicazioni si sono concentrate sul ruolo dell’inquinamento atmosferico nel promuovere l’invecchiamento cutaneo e l’infiammazione, portando all’insorgenza di disturbi cutanei e alla comparsa di rughe e problemi di pigmentazione. I componenti dell’inquinamento atmosferico possono interagire sinergicamente con la luce Uv e aumentare l’impatto del danno cutaneo. Studi recenti hanno fatto luce sui meccanismi coinvolti nella partecipazione dell’inquinamento atmosferico sulla senescenza cellulare nei cheratinociti e su come questo possa contribuire all’invecchiamento cutaneo. Sono stati proposti interventi terapeutici e cosmetici per prevenire o mitigare tali effetti sulla pelle.

Il sole e le pelli più sensibili

Rosacea e couperose rappresentano dermatosi altamente fotosensibili e perciò è necessaria una protezione a 360° molto elevata con Spf rigorosamente 50+ e integrazione con sostanze lenitive, vasotrope, come escina, rutina, diosmina, centella.

La dermatite atopica, invece, se non è in fase infiammatoria acuta, trova giovamento nell’elioterapia, soprattutto se praticata con i bagni di mare. Naturalmente è bene esporsi nelle prime ore del mattino e nelle ultime della sera con adeguata protezione solare, sia pediatrica, sia per gli adulti in base all’età. È importante sapere che non è consigliabile esporre direttamente al sole i bambini di età inferiore ai 3 anni, ma che essi possono beneficiare dei raggi ultravioletti anche all’ombra.

Per le cicatrici recenti e i post interventi chirurgici e/o estetici è utile una protezione solare molto elevata (Spf 50+), oltre a molecole idratanti, lenitive e riparatrici tissutali (come acido ialuronico, olio ozonizzato, glicerina, niacinamide, per esempio). Per la prevenzione dei tumori cutanei (spinaliomi e basaliomi) e del melanoma è bene evitare l’esposizione ultravioletta in determinate ore del giorno, nelle diverse latitudini, e applicare i protettivi solari con Spf molto elevato, nonché integratori orali.

La fotoprotezione sistemica è, infatti, utile per prevenire i tumori cutanei e il melanoma, inoltre è consigliabile per i pazienti che assumono numeosi farmaci che spesso risultano essere fototossici (come gli antipertensivi). Alcuni agenti orali hanno dimostrato che possono aiutare a prevenire i danni al Dna indotti dal sole e lo sviluppo di cheratosi attiniche (come l’estratto di Polypodium Leucotomos). La niacinamide, per esempio, assunta in dose farmacologica e durante il trattamento, è provato scientificamente che contrasti l’insorgenza dei tumori cutanei.

a cura di Alessandra M. Cantù e Corinna Rigoni, dermatologhe – Milano  (Panorama Cosmetico N. 3/2026 , ©riproduzione riservata)

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