La pelle è il nostro principale “organo di relazione” e quando è colpita da un’infiammazione cronica, le conseguenze vanno ben oltre l’aspetto visibile. Psoriasi e dermatite atopica, in particolare, possono incidere sulla qualità della vita di chi ne soffre: sonno, lavoro o scuola, attività fisica, relazioni sociali, salute mentale, sono tanti gli ambiti sui quali queste malattie hanno impatto. Eppure oggi qualcosa è cambiato, c’è una nuova consapevolezza clinica, con obiettivi di cura che, oltre alla riduzione delle lesioni -possibile grazie alle novità terapeutiche- include anche un miglioramento reale e misurabile della qualità di vita, possibile grazie a percorsi appropriati, continui e multidisciplinari.
“Psoriasi e dermatite atopica non sono soltanto una questione estetica” spiega Nicola Zerbinati, professore ordinario di Dermatologia all’Università degli Studi dell’Insubria-Varese e membro del consiglio direttivo della Società italiana di dermatologia e malattie sessualmente trasmesse. “Possono associarsi a comorbidità e incidere su lavoro, relazioni e salute psicologica. Per questo la gestione avanzata è spesso un lavoro di squadra: il dermatologo coordina un percorso integrato e personalizzato, con l’obiettivo di prendersi cura della persona e non solamente della lesione”.
Un impatto diffuso, spesso sottovalutato
Secondo Sidemast, n Italia la psoriasi interessa una quota rilevante della popolazione, con stime di prevalenza comprese tra 1,8% e 4,8% e un’incidenza che può superare i 200 nuovi casi per 100.000 persone all’anno. La dermatite atopica d’altro canto presenta numeri altrettanto significativi, soprattutto considerando il forte impatto nelle diverse fasce d’età: negli adulti la prevalenza di eczema corrente è stimata intorno all’8,1%, mentre in età prescolare la letteratura più recente indica una mediana di prevalenza a 12 mesi pari all’11,8%.
Dietro questi dati ci sono pazienti che convivono con sintomi spesso invisibili all’esterno ma altamente invalidanti: il prurito persistente, tipico della dermatite atopica, altera, per esempio, il sonno e innesca un circolo vizioso di grattamento e infiammazione. Anche nella psoriasi il prurito è molto frequente, riportato in oltre il 70% dei casi, ma ancora spesso sottovalutato, con ripercussioni che possono estendersi al lavoro, con assenze e riduzione della produttività, e al benessere psicologico. Per questo riconoscere precocemente la gravità di queste malattie infiammatorie della pelle è fondamentale, così come intervenire in modo adeguato.
Oltre il farmaco
Parlare oggi di “gestione avanzata” significa superare la logica del trattamento episodico delle riacutizzazioni. La diagnosi accurata e la corretta stratificazione della gravità tengono conto non soltanto dell’estensione delle lesioni, ma anche di sintomi come prurito, dolore, disturbi del sonno e impatto sulla qualità di vita. “L’obiettivo moderno non è insegnare al paziente a convivere con la malattia, ma costruire un controllo stabile e misurabile nel tempo” afferma il dottor Zerbinati “passando dalla reazione alla prevenzione delle riacutizzazioni, con percorsi continuativi e personalizzati”. In questo contesto, la personalizzazione terapeutica e la multidisciplinarità diventano elementi chiave, soprattutto nei casi moderati-severi o complessi, quando entrano in gioco comorbidità articolari, allergologiche, cardiometaboliche o un significativo impatto psicologico.
Negli ultimi anni l’innovazione terapeutica ha accelerato in modo significativo. Da un lato, le terapie biologiche hanno reso possibili obiettivi di controllo più ambiziosi nella psoriasi moderata-severa, agendo su vie specifiche dell’infiammazione. Dall’altro, nuove opzioni sistemiche orali ampliano le possibilità di scelta, consentendo trattamenti sempre più su misura, sotto guida specialistica: “Negli ultimi anni abbiamo assistito a un’evoluzione importante” spiega Nicola Zerbinati “e oggi possiamo mirare a un controllo della malattia molto più stabile rispetto al passato, grazie a terapie che agiscono su bersagli specifici dell’infiammazione. Il punto non è promettere miracoli, ma restituire alle persone sonno, benessere e libertà nella quotidianità, con percorsi appropriati e monitorati”.
Anche nella dermatite atopica le novità sono rilevanti. Le terapie consentono oggi di intervenire su sintomi che incidono pesantemente sulla vita reale dei pazienti, come prurito persistente e insonnia.
I segnali da non ignorare
Ma come aiutare un paziente magari ancora poco consapevole del suo problema? Il primo passo è semplice, ma spesso sottovalutato. “Non normalizzare la sofferenza” spiega l’esperto. “Se una dermatosi infiammatoria dura settimane o mesi, tende a riacutizzarsi frequentemente oppure condiziona il sonno e la vita quotidiana, è il momento di una valutazione dermatologica”.
Esistono alcuni segnali che indicano la necessità di consultare o ricontattare lo specialista:
- il prurito persistente e i disturbi del sonno, soprattutto se frequenti, nella dermatite atopica sono indicatori di un impatto rilevante e richiedono un piano di gestione strutturato
- anche la presenza di lesioni estese o localizzate in sedi critiche come volto, mani oppure genitali, in grado di limitare le attività quotidiane, rappresenta un campanello d’allarme
- altri segnali da non ignorare sono la scarsa risposta alle terapie topiche correttamente eseguite o le ricadute rapide dopo una fase di miglioramento.
- nei pazienti con psoriasi, inoltre, la comparsa di dolore, rigidità oppure gonfiore articolare può indicare un possibile interessamento articolare e merita una valutazione tempestiva
- infine, l’impatto sulla vita lavorativa o scolastica, con assenze o riduzione della produttività, così come il disagio psicologico legato ai sintomi, devono essere riconosciuti come parte integrante della malattia e non come una “fragilità personale”.
