La pelle dei bambini è più sottile, delicata e vulnerabile alle scottature rispetto a quella degli adulti. Per questo la protezione solare non deve iniziare quando si arriva in spiaggia: va organizzata prima di uscire di casa e mantenuta, poi, durante tutta la giornata.
Il consiglio del farmacista può aiutare mamme e nonni a orientarsi tra fattori di protezione, consistenze e modalità di applicazione, evitando gli errori più comuni.
La crema non basta: prima vengono ombra e indumenti
La protezione più efficace nasce dalla combinazione di più accorgimenti. Nelle ore centrali della giornata è preferibile cercare l’ombra e limitare l’esposizione diretta al sole. Il ministero della Salute raccomanda particolare prudenza nelle ore più calde, soprattutto per bambini e altri soggetti fragili.
Sono, poi, utili cappello con visiera o tesa larga, maglietta leggera, meglio se con protezione Uv, occhiali da sole adatti ai bambini e con filtri certificati, ombrellone, tendina o passeggino schermato per i più piccini. Attenzione, poi: l’ombrellone non blocca completamente i raggi ultravioletti. Sabbia, acqua e superfici chiare possono rifletterli, quindi la crema solare resta indispensabile anche all’ombra.
Quale protezione scegliere?
Per i bambini è consigliabile una protezione ad ampio spettro, efficace contro Uva e Uvb, resistente all’acqua e con Spf molto elevato, preferibilmente 50 o 50+. La formulazione migliore è quella che il bambino tollera e che l’adulto riesce ad applicare in quantità adeguata. Creme e latti facilitano una distribuzione uniforme; gli stick sono pratici per viso, orecchie e zone difficili, ma richiedono più passaggi per non lasciare aree scoperte.
In caso di pelle molto sensibile possono essere preferite formulazioni senza profumo e con filtri come Zinc Oxide o Titanium Dioxide, generalmente ben tollerati dalla cute infantile. Gli spray sono comodi, ma vanno vaporizzati con grande attenzione per essere sicuri di non tralasciare alcuna parte della superficie cutanea.
La protezione, infatti, va stesa generosamente prima dell’uscita, senza dimenticare orecchie e zona dietro le orecchie, naso, guance e collo, spalle e dorso dei piedi, mani, ginocchia e parte posteriore delle gambe, attaccatura dei capelli. L’applicazione del solare, poi, deve essere ripetuta circa ogni due ore e sempre dopo il bagno, una sudorazione intensa oppure dopo l’uso dell’asciugamano, anche quando il prodotto è indicato come resistente all’acqua: nessun solare può essere considerato, infatti, completamente impermeabile.
Un suggerimento pratico per non dimenticarsene? Associare la riapplicazione a momenti precisi della giornata: dopo il bagno, per esempio, dopo lo spuntino o prima di tornare a giocare.
Sotto i sei mesi serve ancora più prudenza
I lattanti sotto i sei mesi non dovrebbero essere esposti direttamente al sole: la prima protezione è rappresentata da ombra, abiti leggeri coprenti e cappellino. Quando ombra e indumenti non sono sufficienti, le indicazioni pediatriche ammettono l’applicazione di una piccola quantità di solare sulle aree rimaste scoperte, come viso e dorso delle mani. È, però, sempre opportuno confrontarsi con il pediatra, soprattutto in caso di pelle atopica o molto reattiva.
Da evitare, invece, coprire completamente il passeggino con teli pesanti o non traspiranti: la temperatura interna può aumentare rapidamente. Meglio utilizzare, piuttosto, coperture parasole progettate per garantire ombra e circolazione dell’aria all’interno di culle e passeggini.
Non solo mare: il sole colpisce anche in città
Infine un ultimo avvertimento: la protezione non serve soltanto in spiaggia. I bambini possono ricevere una quantità significativa di raggi Uv durante una passeggiata, al parco, in bicicletta, durante lo sport o nel cortile dei nonni. In montagna la cautela deve essere ancora maggiore, perché l’intensità della radiazione Uv aumenta con l’altitudine. Anche le giornate nuvolose non autorizzano ad abbassare la guardia: una parte dei raggi ultravioletti attraversa comunque sia le nubi.
Controllare l’indice Uv sullo smartphone può aiutare a programmare le attività all’aperto: l’Organizzazione Mondiale della Sanità indica l’Uv Index come uno strumento utile per capire quando sono necessarie misure di protezione più rigorose.
Se il bambino si scotta? No al fai da te
In presenza di un arrossamento lieve, è utile portare subito il bambino all’ombra, raffreddare delicatamente la pelle con acqua fresca e applicare un prodotto lenitivo e idratante adatto alla sua età. Vanno evitati ghiaccio diretto, sfregamenti, profumi, alcol e rimedi domestici potenzialmente irritanti.
È necessario contattare il pediatra, però, in caso di bolle o dolore intenso, febbre, nausea o forte malessere, sonnolenza insolita e segni di disidratazione, scottatura estesa ed eritema in un bambino di età inferiore a un anno. Le indicazioni pediatriche raccomandano, infatti, di chiedere rapidamente consiglio medico quando una scottatura interessa un lattante.
