La fotoprotezione torna al centro della beauty routine quotidiana. A partire da queste prime belle giornate di primavera. Non parliamo di solari classici, ma di Spf in creme viso, trattamenti giorno, primer e prodotti makeup, sempre più spesso arricchiti con fotoprotezione e attivi pensati per difendere la pelle non solamente dai raggi Uv, ma anche da luce blu, inquinamento e stress ossidativo.
È il segnale di una tendenza ormai consolidata e che ci piace molto: la protezione solare entra stabilmente nei prodotti d’uso quotidiano e accompagna i consumatori già dalle prime giornate di sole, quando l’esposizione può sembrare ancora moderata, ma il danno cutaneo cumulativo è già in gioco.
Proprio in primavera, infatti, aumentano le ore di luce e la pelle torna a esporsi più frequentemente. In questo contesto, la protezione dai raggi Uva assume un ruolo chiave: presenti tutto l’anno, anche nelle giornate nuvolose, gli Uva penetrano, infatti, più in profondità rispetto agli Uvb e sono coinvolti nei processi di stress ossidativo, fotoinvecchiamento e danno cumulativo. Per questo la protezione quotidiana del viso non andrebbe considerata soltant una strategia estiva, ma un gesto continuativo di prevenzione cosmetica.
I filtri nello skincare e nel makeup
La crescente attenzione verso la salute della pelle ha spinto le aziende cosmetiche a integrare filtri solari in un numero sempre maggiore di formulazioni skincare e makeup. Il vantaggio percepito è chiaro: texture leggere, utilizzo pratico e un’azione multifunzione che unisce trattamento e difesa.
I filtri impiegati sono, in linea generale, gli stessi utilizzati nei prodotti solari tradizionali: possono essere minerali, con azione schermante e riflettente, oppure organici, in grado di assorbire la radiazione Uv e trasformarla. Inseriti in creme giorno, fondotinta o primer viso, contribuiscono a rafforzare la protezione quotidiana, soprattutto in ambito urbano e nelle stagioni intermedie, quelle in cui si è sempre un po’ meno sensibili ai danni del sole.
Il tema centrale resta però quello della quantità applicata: nella pratica quotidiana, creme viso e prodotti makeup con Spf vengono spesso utilizzati in dosi inferiori rispetto a quelle necessarie per ottenere il livello di protezione dichiarato in etichetta. Inoltre, l’applicazione generalmente unica al mattino, insieme a sudore, sebo e naturale usura del prodotto durante il corso della giornata può ridurre ulteriormente la performance protettiva reale. Per questo, skincare e makeup con Spf non vanno considerati equivalenti a un vero fotoprotettore, soprattutto in caso di esposizione prolungata all’aperto. Piuttosto, possono essere letti come un supporto utile nella routine quotidiana, da integrare, però, con una protezione solare dedicata quando il livello di esposizione aumenta.
Non solo Uv
Le formulazioni di nuova generazione ampliano sempre più il concetto di difesa cutanea. Accanto ai filtri Uv, trovano, infatti, spazio antiossidanti e polveri minerali riflettenti con l’obiettivo di contrastare anche le aggressioni ambientali, inclusa la luce blu. Su questo fronte, però, il quadro scientifico resta ancora in evoluzione: se gli effetti dei raggi Uv sono, infatti, ben documentati, le evidenze sugli effetti cutanei della luce blu risultano ancora meno consolidate. Alcuni studi suggeriscono, per esempio, un possibile ruolo nello stress ossidativo, nel fotoinvecchiamento e nell’accentuazione delle discromie, ma i dati disponibili non sono ancora sufficienti per trarre conclusioni definitive, soprattutto in merito alla luce emessa dai dispositivi elettronici.
Diverso il discorso per gli infrarossi, di cui si sa molto, per esempio che penetrano più in profondità e possono contribuire alla degradazione di collagene e fibre elastiche. Da qui la scelta, sempre più diffusa, di associare ai filtri solari ingredienti antiossidanti in grado di offrire un supporto aggiuntivo anche contro il pericoloso stress ambientale.
