Tanmaxxing, la pericolosa sfida social sull’abbronzatura

L’abbronzatura non è più soltanto un souvenir dell’estate, sui social può diventare un obiettivo da misurare, documentare e, soprattutto, portare all’estremo. È questa la logica del tanmaxxing, termine nato dall’unione di tan, abbronzatura, e maxxing, suffisso utilizzato online per indicare l’ottimizzazione estrema di un determinato aspetto personale. Video e tutorial invitano a cercare il momento della giornata con l’indice Uv più elevato, prolungare l’esposizione, utilizzare oli privi di protezione o ridurre deliberatamente l’Spf per ottenere un colorito più intenso nel minor tempo possibile. In alcuni contenuti, perfino il rossore viene mostrato come un risultato positivo. Una narrazione forse accattivante per i più giovani, ma sicuramente dermatologicamente pericolosa.

L’abbronzatura come indicatore di salute

Il primo falso mito da smontare è probabilmente anche il più radicato: una pelle abbronzata non è necessariamente una pelle sana. La produzione di melanina rappresenta una risposta di difesa dell’organismo al danno provocato dalle radiazioni ultraviolette. In altre parole, il colore dorato tanto desiderato segnala che la pelle ha già reagito a un’aggressione. La protezione naturale offerta dall’abbronzatura, inoltre, è molto limitata e non difende dai danni a lungo termine, compreso il rischio di tumori cutanei.

L’esposizione ai raggi Uv può provocare, nell’immediato, eritemi, scottature e reazioni fototossiche o fotoallergiche. Nel tempo contribuisce, invece, al fotoinvecchiamento, alla perdita di elasticità, alla comparsa precoce di rughe e macchie e allo sviluppo di carcinomi cutanei e melanoma. Anche gli occhi possono risentirne, con un aumento del rischio di danni alla cornea, alla congiuntiva e al cristallino. Isomma, un’abbronzatura senza protezione rappresenta un rischio per la salute su molti fronti.

Cercare il picco dell’indice Uv? Meglio fare l’opposto

Nel tanmaxxing l’indice Uv viene spesso utilizzato come una sorta di “semaforo verde”: più il valore è alto, più il momento viene considerato favorevole per abbronzarsi rapidamente. In realtà, l’indice Uv indica proprio il potenziale di danno per pelle e occhi: più cresce, meno tempo è necessario perché si verifichino conseguenze biologiche. Per questo l’Organizzazione mondiale della Sanità raccomanda di adottare misure di fotoprotezione già a partire da un indice Uv pari o superiore a 3. Consultare l’app meteo può, dunque, essere molto utile, ma con l’obiettivo opposto rispetto a quello suggerito dal trend: programmare le attività all’aperto nelle fasce meno intense e cercare l’ombra e rafforzare le protezioni quando l’indice Uv sale.

La scottatura non è la base dell’abbronzatura

Tra gli aspetti più insidiosi del fenomeno c’è la normalizzazione dell’eritema. La pelle rossa viene interpretata come il passaggio preliminare verso una tonalità più intensa, quasi fosse un effetto collaterale accettabile. La scottatura è, invece, un’infiammazione provocata principalmente dai raggi Uvb e rappresenta un chiaro segnale di sovraesposizione. Può manifestarsi con rossore, dolore, gonfiore e, nei casi più seri, vescicole. Le ustioni solari ripetute, soprattutto durante l’infanzia e l’adolescenza, aumentano, poi, il rischio di sviluppare tumori cutanei negli anni successivi.
Anche l’assenza di rossore, però, non significa assenza di danno: i raggi Uva penetrano più in profondità e partecipano allo stress ossidativo, al degrado di collagene ed elastina e al fotoinvecchiamento.

Oli abbronzanti e preparazioni fai da te: attenzione all’effetto lente

Un altro contenuto ricorrente online è l’utilizzo di oli cosmetici, miscele casalinghe o prodotti senza filtri Uv per intensificare la luminosità e accelerare la tintarella. Queste preparazioni non sostituiscono un solare e possono aumentare la vulnerabilità della pelle. L’impiego di ingredienti non formulati per l’esposizione solare può, inoltre, favorire irritazioni, sensibilizzazioni o reazioni fototossiche. Particolare cautela è necessaria anche con profumi, oli essenziali ed estratti vegetali di composizione non controllata.

In farmacia è importante distinguere chiaramente tra un prodotto che dona comfort o luminosità e un cosmetico solare con efficacia protettiva dichiarata e verificata.

Spf alto non significa poter restare al sole senza limiti

Infine un ultimo promemoria importante: la protezione solare rimane uno strumento fondamentale, ma non deve trasformarsi in un lasciapassare per esposizioni prolungate. Secondo le indicazioni europee, un prodotto solare dovrebbe offrire una protezione equilibrata contro le radiazioni Uvb e Uva, riportare indicazioni comprensibili e aiutare il consumatore ad applicarlo correttamente. In etichetta, il simbolo Uva racchiuso in un cerchio segnala il rispetto del livello minimo di protezione raccomandato contro questa particolare tipologia di raggi.

Il solare deve essere applicato, poi, in quantità adeguata, senza dimenticare orecchie, collo, dorso delle mani, piedi e attaccatura dei capelli, e riapplicato regolarmente, specialmente dopo bagno, sudorazione o uso dell’asciugamano. Ombra, cappello, occhiali e indumenti restano parte integrante della strategia: nessun cosmetico scherma il 100% delle radiazioni.

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